Lo scopo e i vari tipi di yoga

Lo Yoga si rivolge a tutti e a partire dalla personalità di ognuno si potrà scegliere quel sentiero che si avvicina al nostro modo di essere.

Nella Tradizione sono contemplati vari tipi di yoga per andare incontro ai differenti caratteri e personalità degli individui. Ogni uomo ha una sua caratteristica o qualità predominante che lo rende unico. Infatti Prakṛti (natura) dà origine a tutte le forme secondo la diversa combinazione dei Guna (sue qualità o attributi). I Guna Tamas (che esprime oscurità e inerzia), Rajas (che esprime energia, attività e movimento) e Sattva (che esprime equilibrio e luminosità) sono presenti in ogni forma della manifestazione, quindi anche nell’essere umano, in un dosaggio particolare che darà vita ad un complesso energetico esprimente quelle qualità che lo informano.

Secondo la visione tradizionale, l’essere umano è composto di tre elementi che rappresentano un’unità: corpo, anima e Spirito. L’individualità (complesso psicofisico) è un riflesso dell’anima e questa un riflesso dello Spirito.

Il movimento dell’anima è duplice: può guardare al mondo empirico fenomenico, apparente e transitorio, e può guardare al mondo dello Spirito. Può disperdere la sua energia sul piano dell’oggettività e della differenziazione o raccogliersi in se stessa, ritornare alla sua più profonda essenza e lì attingere lo Spirito, e quindi Dio che è beatitudine e gaudio ineffabile (ananda).

Poiché l’individualità si esprime tramite il volere, il sentire e il conoscere, questi possono costituire i supporti da cui partire per entrare in contatto con l’anima e poi con lo Spirito.

Il Rāja-yoga, il Bhakti-yoga e il Jñāna-yoga fondano la loro disciplina su questi tre elementi: il Rāja sul volere, il Bhakti sul sentire, il Jñāna sul conoscere.

Benchè ogni individuo possa manifestarsi anche con tutti o parte dei tre aspetti, ha una sua nota dominante, per cui c’è chi è polarizzato sul piano del conoscere, chi su quello del sentire, chi su quello del volere.

Oltre a questi tre fondamentali tipi di yoga esistono anche il Mantra-yoga per chi è sensibilizzato al suono, lo Hatha-yoga per chi è polarizzato nel corpo fisico-vitale, il Tantra-yoga per chi è sensibile all’energia dinamica universale, il Karma-yoga per chi è polarizzato sull’azione.

Ma occorre sottolineare che qualunque sentiero si intraprenda il fine è l’unione con il Principio, la conciliazione delle dualità, il risveglio della coscienza, l’auto-realizzazione.

Lo Yoga è disciplina pratica e scienza spirituale, non è tecnicismo cioè studio di tecniche che poi si esauriscono nella sfera individuale, non è psicologismo cioè studio dei conflitti psichici, non è un metodo per trovare la quiete o la salute psicofisica ma neanche un modo per fuggire dai problemi della vita. Ma può essere una “zattera” che, saggiamente usata, trasporta l’anima dall’irreale al reale, dal mortale all’immortale, dalle tenebre alla luce. E’ ricondurre l’anima che è in noi all’Anima divina- come afferma Plotino-, è l’unione della coscienza individuata con la coscienza universale divina. Per fare lo yoga occorre sete di Liberazione, aspirazione alla conoscenza di sé, avere quell’Eros (sete o brama dell’Intelligibile) di cui parla Platone.

Esiste anche un altro sentiero definito Asparsa-yoga (asparsa significa “non-contatto”, “senza sostegno”) che indirizza la sua disciplina in modo diretto sull’Assoluto, sull’Incondizionato e risvegliando l’assolutezza dell’Essere, spinge la coscienza del discepolo ad ancorarsi direttamente sulla costante eterna, non-nata, senza causa, effetto e mutamenti. Lo scopo è realizzare – senza tentennamenti e con un atto di coraggio veramente notevole – un volo immediato verso il senza-tempo-spazio-causalità e rimanere saldamente in esso senza più “discendere” nella sfera del rappresentato. E’ la “Via del Fuoco”, il sentiero più ardito, lo yoga del “senza sostegno” perché, a differenza degli altri tipi di yoga che poggiano la loro sadhana (disciplina) ora sull’emozione, ora sulla volontà, ora sulla mente discriminante o sul corpo fisico, l’agire ecc. questo non si appoggia né su fattori qualitativi intrinseci né su quelli estrinseci. Qui si tratta di cogliere in modo diretto, con un atto di totale e integrale trasformazione di sé, il senso dell’Assoluto, dello Zero metafisico, dell’inqualificato (NIRGUNA: oltre i guna); ciò implica ritrovarsi, non pensarsi.

Questo yoga ci insegna che colui che vuole “fermarsi” deve necessariamente cessare di camminare, chi vuole infrangere le catene del desiderio, deve cessare di desiderare, chi vuole il silenzio mentale non deve pensare e chi vuole trascendere la schiavitù della maya (mondo empirico fenomenico, ignoranza metafisica) non deve baloccarsi con i suoi prodotti, per quanto raffinati possano essere.

L’Asparsa-yoga non concede ambiguità né si attarda a considerare, nella sua dinamica, il fattore tempo- quindi storia, evoluzione- perché il senza-tempo non può essere conquistato nel tempo e col tempo. L’evoluzione non porta all’Assoluto e alla Costante, ma sempre nel samsara (ciclo di nascita-vita-morte, ruota del divenire); l’Assoluto non può dipendere da gradi o tappe evolutive, quindi da condizioni spazio-temporali; l’Assoluto è, e solo chi ha la forza, la possanza e l’eroica volontà di Essere si scopre Essere; solo chi ha l’ardire di trovarsi Totalità si scopre Totalità.

(liberamente tratto da: Essenza e scopo dello yoga- Raphael)


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